Origini

Vittorio Murrù nasce a Carbonia (CA) nel 1950.
All’età di sei anni si trasferisce a Roma, città nella quale vivrà per tutta la vita.

Un piccolo incidente alla lingua, che per un periodo gli impedisce di parlare, segna in modo inatteso l’inizio del suo percorso artistico. Non potendo esprimersi con le parole, il bambino trova nel disegno il suo primo linguaggio. Il segno diventa così il modo più naturale per comunicare con il mondo.

La madre incoraggia questa inclinazione e lo spinge a dipingere insieme al fratello maggiore Antonio. I due bambini trasformano ogni superficie disponibile in spazio creativo: lenzuola, pareti, tavole di legno e qualsiasi materiale che possa accogliere colori e disegni.

Le prime esposizioni

Ancora studente, Vittorio Murrù inizia molto presto ad esporre. Le sue prime mostre personali risalgono già al 1965.

Nel 1968 frequenta la Scuola Libera del Nudo con il maestro Guzzi. Questa esperienza lascia un segno profondo nella sua formazione: l’attenzione al corpo, alla struttura della figura e alla disciplina del disegno resteranno elementi fondamentali del suo lavoro.

Su queste basi prenderà forma negli anni una ricerca autonoma e personale, in cui figura, simbolo e visione interiore convivono in modo coerente.

Nel 1969 diviene Maestro Accademico HCMaestro Accademico HC.

Il successo degli anni Settanta

Il successo arriva nei primi anni Settanta.
In questo periodo partecipa a numerose mostre collettive accanto ad artisti come Ilia PeikovIlia Peikov e Luciano Ventrone.

Organizza anche molte mostre personali alle quali partecipano numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della televisione, della politica e dello sport. Tra questi: Bruno Vilar, Paola BorboniPaola Borboni, Daria Federici, un giovanissimo Renato Cestie, Renato RascelRenato Rascel, Bruno Giordano e Agostino Di BartolomeiAgostino Di Bartolomei.

In quegli anni la stampa lo descrive come un vero e proprio "pittore Don Giovanni", per il fascino e la popolarità che lo circondano. Il soprannome diventa così diffuso che un noto autore di fumetti arriva a proporgli di interpretare il ruolo dell’artista seduttore in un fotoromanzo.

Nel 1972 riceve la Targa dell’AmiciziaTarga dell'Amicizia, premio ideato dal giornalista Franco Greco, insieme a personalità come Enzo Maiorca, Novella Calligaris e Pietro Mennea.

Nello stesso anno lancia l’idea del "Bottegone anni ’70"Bottegone 70, iniziativa molto ripresa dalla stampa – tra cui Il Messaggero e Momento Sera. Il progetto nasce con l’obiettivo di rompere l’ermetismo che spesso circonda il lavoro dei pittori, favorendo collaborazione, confronto e scambio di idee tra artisti.

Le sue opere raggiungono quotazioni importanti e la sua pittura attraversa una fase intensa e drammatica.
In questo periodo le opere sono ricche di simboli del vuoto esistenziale: oggetti deformati, figure contorte e atmosfere sospese restituiscono una visione del mondo segnata da distanza, inquietudine e solitudine.

Un sodalizio di vita e arte

Nel 1974 sposa una giovane studentessa d’arte.

Nei primi anni di vita insieme i due condividono anche il lavoro pittorico, dipingendo fianco a fianco. Con il tempo il loro rapporto creativo assume una forma diversa: la moglie, pur non intervenendo direttamente sulla realizzazione delle opere, rimarrà accanto all’artista in tutto il suo percorso, collaborando e sostenendo con continuità la sua visione.

La produzione invisibile

Alla fine degli anni Settanta inizia la collaborazione con un noto mercante d’arte romano. La produzione diventa sempre più intensa.

Sotto le pressioni del mercante realizza numerosi dipinti di generi molto diversi dalla sua ricerca personale: nature morte, ritratti, marine, battaglie navali, scene di caccia, scene equestri, lavori agricoli, "Rome sparite", tavole di anatomia, scene di pesca e copie di dipinti famosi.

Questa produzione, firmata con nomi diversi, oggi è quasi completamente scomparsa: non ne rimangono fotografie né documentazioni.

L’intenso lavoro di questo periodo contribuisce però a raffinare profondamente la sua tecnica. Murrù diventa sempre più rapido nell’esecuzione e studia numerosi artisti e correnti della pittura antica, arricchendo in modo definitivo il proprio bagaglio tecnico e culturale.

La sua pittura inizia a riflettere questa doppia vita artistica, come testimoniano opere quali PulcinellaPulcinella, Io RobotIo Robot e Le MaschereLe Maschere.

La crisi

Terminata la collaborazione con il mercante, l’artista attraversa un periodo di crisi artistica.
Si allontana dagli ambienti mondani e dai riflettori, vivendo una fase di isolamento e riflessione.

Questo momento è testimoniato da opere come Crisi del pittoreCrisi del Pittore e Lo studio abbandonatoLo studio abbandonato, nelle quali emerge una forte tensione interiore.

Gli anni della ricerca

All’inizio degli anni Ottanta inizia a lavorare presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS).

L’esperienza lo porta a confrontarsi con una realtà profondamente diversa da quella artistica vissuta fino ad allora. Nasce così una nuova fase della sua pittura, che lui stesso definirà "periodo della ricerca".

La sua sensibilità artistica viene attraversata da temi sociali e umani; cambiano i colori, cambia la visione del mondo.

Nascono opere come: Schiavo della macchinaSchiavo della macchina, Gli emigrantiGli emigranti, SimbiosiSimbiosi.

Per tutti gli anni Ottanta e buona parte degli anni Novanta prosegue questo percorso di riflessione interiore, spirituale ed esistenziale.

Tra le opere di questo periodo: Crocifissione 2000Crocifissione 2000, Non partorire la guerraNon partorire la guerra (per la FAO), Il peso dell’arteIl peso dell'arte, La settima cordaLa settima corda, La via dell'ipocrisiaLa via dell'ipocrisia.

Nel frattempo partecipa ad alcune mostre a Via Margutta, al premio Il Cicero d’Oro, alla mostra dedicata a "Le mie preghiere" di Karol Wojtyła e organizza delle mostre personali, tra cui quella al Palazzo della Confindustria.Esposizione Palazzo della Confindustria Roma

Il buio, la luce, i colori

Gli anni Duemila si aprono con uno studio del buio e della luce.

Opere come Ultimo AngeloUltimo Angelo segnano questa nuova direzione, che nel tempo si trasforma in una vera e propria esplosione cromatica.

Si apre così una lunga stagione pittorica caratterizzata da una tavolozza luminosa e intensa, apprezzata dai numerosi estimatori che continueranno a seguire il lavoro dell’artista nelle poche mostre personali organizzate negli anni successivi.

Tra le opere di questo periodo: Dipingi un mondo miglioreDipingi un mondo migliore, MutazioneMutazione, Il nuovo AdamoIl nuovo Adamo.

Vittorio Murrù nel suo studio

Timeline

  • 1950 — Nasce a Carbonia (CA)
  • 1956 — Si trasferisce a Roma
  • 1965 — Prime mostre personali
  • 1968 — Scuola Libera del Nudo con il maestro Guzzi
  • 1969 — Diviene Maestro Accademico HC
  • Primi anni ’70 — Partecipa a mostre collettive e personali
  • 1972 — Bottegone anni ’70 e Targa dell’Amicizia
  • 1974 — Si sposa; sodalizio umano e artistico
  • Fine anni ’70 — Produzione sotto firme diverse; crisi artistica
  • Inizio anni ’80 — Inizia la collaborazione presso l’IPZS
  • Anni ’80–’90 — Periodo della “ricerca”
  • Anni 2000 — Studio della luce
  • 2000–2020 — Nuova stagione di colore
Vittorio Murrù - seconda foto